SCHEDA

Alessandro Magno entra a Biblo

Jan Raes su cartone di Peter Paul Rubens

Bruxelles primo quarto del XVII secolo

 

Alessandro Magno ENTRA A BIBLO

Lana e seta

Misure: CM 455 X 330

 

Pregiato arazzo tessuto con orditi in lana e trame in seta e lana policrome tinte con colori di origine vegetale e animale. L’impiego di orditi in lana più spessa e di trame in filati più sottili è quello che determina l’effetto pittorico tipico della lavorazione degli arazzi realizzati da quei mastri arazzieri attivi nella città di Bruxelles fin dal XVI secolo. La collocazione geografica della produzione nella città è inoltre avvalorata dalla presenza, in alto a sinistra sotto la cimosa, della marca B.B., Bruxelles – Brabant, inframezzata da uno scudo. Tale singolare usanza si diffuse a partire dal 1528 tra gli arazzieri di Bruxelles quale certificazione di autenticità e marchi di garanzia dei prodotti, rimanendo in uso fino a tutto il secolo XVII.

L’opera rappresenta l’ingresso di Alessandro Magno nella città di Biblo, oggi conosciuta con il nome di Jbail, e cristallizza il momento in cui il Conquistatore viene ricevuto dal capo della città quale liberatore dall’oppressione persiana, mai accettata dalle città costiere. Tale evento è riferibile al momento successivo all’ingresso della città di Sardi nella Lega di Corinto ed al momento antecedente la conquista della città di Tiro. Fu infatti l’annessione di Sardi che dette l’input ad alcune delle città costiere, tra cui Biblo appunto, di arrendersi spontaneamente all’avanzata di Alessandro, concedendo a quest’ultimo non solo il controllo di gran parte della costa ma anche mettendo a disposizione le varie flotte navali da tali città possedute. Particolare interessante dell’opera risulta essere il vessillo inastato in primo piano, in cui è riportato l’acrostico S.P.Q.M., mutuato dal motto romano Senatus PopulusQue Romanus, che vede la sostituzione della parola Romanus con la parola Macedo, equiparando l’importanza e la libertà intellettuale del popolo romano con quella concessa da Alessandro alle popolazioni macedoni conquistate. L’opera fa parte di una serie alla quale appartiene un altro arazzo, oggi in collezione Gallori Turchi a Firenze, raffigurante l’incontro del Conquistatore con Mitrine, capo della città di Sardi.

La scelta del soggetto storico unitamente alla non comune decorazione che incornicia la scena, sostitutiva della più consueta bordura, si rivela interessante soprattutto da un punto di vista attributivo. Colonne tortili analoghe a quelle proposte nell’opera, evocative di antichi manufatti marmorei già ritratti in alcuni arazzi cinquecenteschi realizzati su disegno di Raffaello, vengono sovente proposte da Peter Paul Rubens in una serie di cartoni preparatori per una serie di opere incentrate sul Trionfo dell’Eucarestia tra il 1626 ed il 1627. Questi Arazzi vennero tessuti da Jan Raes entro il 1628 su commissione dell’arciduchessa Isabella, infanta di Spagna e governatrice dei paesi Bassi, per la cappella del convento delle Descalzes Reales di Madrid. Jan Raes II, detto “il giovane”, vissuto tra il 1570 e il 1643 circa, apparteneva ad una importante famiglia di arazzieri attivi a Bruxelles nel XVI e XVII secolo e fu uno dei principali arazzieri fiamminghi della sua epoca.

La collaborazione tra la manifattura di Jan Raes e Rubens, al quale vengono attribuiti il rinnovamento e la ripresa della manifattura di Bruxelles nel XVII secolo, era iniziata intorno al 1611, anno in cui l’arazziere realizzò alcune opere su disegno del pittore su commissione del genovese Francesco Cattaneo, grande appassionato di storia antica e fervente estimatore delle imprese del console romano Decio Mure. Proprio la passione per la storia antica collocherebbe la realizzazione dell’opera in esame in quei primi anni di collaborazione dei due artisti, rapiti anch’essi dal fascino delle battaglie antiche. L’attenta definizione con cui sono trattate le colonne, unitamente alla resa delle figure in primo piano ed agli elementi naturali presenti sul bordo, quali fiori e frutti, come pure gli accostamenti cromatici e la definizione delle ombreggiature e dei trapassi chiaroscurali lasciano presupporre la trasposizione a telaio di cartoni eseguiti dal pittore fiammingo da parte di Rades. Rubens realizzava infatti veri e propri dipinti ad olio in sostituzione dei più consueti bozzetti a tempera o a guazzo.

Si può pertanto affermare in conclusione che, seppur in assenza di cartoni preparatori e di relativa documentazione, l’arazzo qui proposto, tessuto con grande competenza tecnica nella manifattura di Jan Raes, sia stato realizzato negli anni ’20 del Seicento, al culmine di un’intensa attività di arazziere, su cartone di Peter Paul Rubens o di un suo collaboratore, per una committenza purtroppo ancora sconosciuta alla critica ma di sicuro alto rango economico sociale.

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