SCHEDA

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Mobile

Ebanista Romano

Roma primo quarto del XVIII secolo

 

Coppia di casettoni

Varie essenze di palissandro e legno angelino

Misure: cm 150×70 Altezza cm 98

 

Scheda critica a cura della Dott.sa Lorenza Di Bartolomeo

 

Coppia di antichi e pregiati cassettoni lastronati in palissandro ed intarsiati con varie essenze di altri legni, provenienti dalla florida e ricca Capitale italiana del primo quarto del XVIII secolo. L’ebanisteria romana del Settecento presenta numerosi modelli di cassettone. Trattando il mobile romano del XVIII secolo, è inevitabile identificare una serie di elementi caratteristici, come per esempio l’assenza di uniformità di genere. Gli esemplari in esame presentano la fronte, suddivisa da quattro cassetti, è leggermente mossa come i fianchi. Gli spigoli aggettanti e caratterizzati da una “sgolatura” appena sotto il piano, assumono la forma di lesene incurvate con tanto di capitelli e dadi alle due estremità, terminando senza soluzione di continuità in piedi dalla peculiare forma a “boccia”. La particolare predilezione per pilastri, colonne e lesene incurvate posti a difesa degli spigoli si può considerare tipicamente romana. La lesena incurvata di questo tipo può essere senz’altro considerata un elemento distintivo dell’ebanisteria romana che la adotta, principalmente, su cassettoni, trumeaux e ribalte (intarsiati e no). Il piano segue l’andamento ondulato del corpo ed è percorso lungo il bordo da una cornice nera che richiama quella che corre lungo la base. Tra i vari dettagli stilistici, assumiamo l’intarsio come elemento caratteristico unificante di una certa famiglia di mobili romani, lungo tutto l’arco del Settecento. La peculiarità consiste non tanto nel tipo di intarsio, quanto nella sua disposizione; è infatti una caratteristica dell’ebanisteria romana collocare l’intarsio alle estremità o agli angoli di una certa superficie. Tale coppia di cassettoni è, in questo senso emblematica: la fronte di ciascun cassetto presenta due intarsi contrapposti oltre ad uno centrale, realizzati in legni, come il “legno angelino”, il bois de rose e il bois de violette, più chiari rispetto a quello con il quale i due mobili sono lastronati, cioè il palissandro. Con caratteristiche simili sono concepiti il piano ed i fianchi, che presentano analoghi intarsi in spazi riservati, posti agli angoli di una riquadratura filettata oltre al medaglione centrale. La struttura dei mobili romani solitamente è realizzata sia in pioppo sia in abete. Per quanto riguarda la lastronatura è molto usato sia il palissandro sia il noce, con la venatura disposta in verticale. Caratteristico dell’ebanisteria romana è il legno chiaro, utilizzato in modo contrastato per creare gli intarsi oppure le riserve che li contengono. L’essenza più volte citata è il cosiddetto “legno angelino”, che altro non è se non una varietà di acero; in altri casi, gli intarsi sono realizzati in legni di frutto. Tipica dell’ebanisteria romana una bocchetta che in gergo è definita “ad ali di pipistrello” per la sua forma che ricorda appunto le ali spiegate di questo animale. Le bocchette e le maniglie sono realizzati in bronzo. In genere, capolavori di questo genere, riconducibili alla capitale, venivano realizzati ai tempi per l’aristocrazia papalina, sono molto rari e il loro valore travalica il mercato locale. Il fatto che non si tratti di un singolo cassettone, bensì di una coppia, conferisce ancor più pregio all’insieme rendendolo degno di far parte delle collezioni più prestigiose private o di musei nazionali ed internazionali. Lo stato di conservazione risulta essere molto buono.

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