SCHEDA

CASSETTONI MAFFEZZOLI 2
CASSETTONI MAFFEZZOLI 3
CASSETTONI MAFFEZZOLI
CASSETTONI MAFFEZZOLI 4
CASSETTONI MAFFEZZOLI 5

BOTTEGA DI GIOVANNI MAFFEZZOLI

Cremona 1776 – 1818

 

COPPIA DI CASSETTONI

Legno di noce e Palissandri

Misure: cm 130 x 58 x 90

 

Coppia di sontuosi cassettoni realizzati in legno di gattice e listrati in noce e radica con intarsi in palissandri e varie essenze lignee.

Studiando la forma architettonica di costruzione e la qualità dell’intarsio il parallelismo riporta nell’immediato a quegli artigiani ed ebanisti attivi in Lombardia nel corso dell’ultimo quarto del XVIII secolo quali, primo fra tutti, Giuseppe Maggiolini. Analizzando più attentamente le opere, però, vengono alla luce caratteristiche distintive di un altro grande intarsiatore molto vicino alla bottega del Maggiolini: Giovanni Maffezzoli.

Nato a Cremona nel 1776 da una famiglia agiata, il Maffezzoli entra a lavorare all’età di quindici anni nella bottega di Parabiago di Giuseppe Maggiolini dove apprese la delicata arte dell’ebanisteria e dell’intarsio, tanto da rimanere all’interno dell’atelier per ben dodici anni. Si dice, per quelle poche notizie a noi pervenute sulla vita del Nostro, che il Maggiolini lo considerasse negli ultimi anni di permanenza presso di lui il suo pupillo, tanto da consegnargli, quando se ne andò gran parte dei suoi contatti per la fornitura dei legni pregiati. Era infatti molto difficile e costoso all’epoca rifornirsi dei legni utilizzati per l’intarsio in quanto i palissandri, comunemente chiamati legni d’Africa, dovevano essere importati dal continente africano attraverso il mare e consegnati al porto di Venezia; da qui il legname doveva essere poi trasportato presso le varie botteghe che ne avevano espressamente fatto richiesta le quali, solitamente, lo avevano dovuto pagare in anticipo. Tutto questo lungo tragitto aveva ovviamente un costo altissimo e non era privo di rischi, primo fra tutti la completa perdita del bastimento a causa delle condizioni marine avverse. Quando questo legno era disponibile, quindi, aveva superato non poche peripezie e ciò dovuto il suo parsimonioso utilizzo risultava avvenire solo nelle grandi botteghe artigiane.

Come detto Giovanni resterà nella bottega di Parabiago per dodici anni, per poi tornare nel 1803 nella città natale ed aprire una propria bottega di ebanisteria, all’interno della quale realizzerà grandi opere di magistrale eleganza quali cassettoni, pannelli intarsiati, secretaire e molti alti arredi per committenze nobili ed alto borghesi. Il Maffezzoli resterà a Cremona per tutto il resto della sua vita, dando ospitalità a molti giovani apprendisti che nel XIX secolo diverranno abili intagliatori ed intarsiatori. Morirà in giovane età, per malattia, nel 1818.

Molte opere del Maffezzoli sono state recuperate nel corso dei secoli ed allo stesso attribuite dalla critica internazionale, quali ad esempio pannelli intarsiati identificati presso la famiglia Guidi di Soresina o quello collocato presso il museo Ala Ponzone di Cremona, come pure un grande tavolo da centro passato sul mercato antiquario presso la Gallori Turchi di Firenze.

La coppia di cassettoni qui in esame rientrano nel catalogo ascrivibile alla bottega del Maffezzoli, assumendo caratteristiche proprie non solo dello stile ma anche dell’utilizzo dei legni dallo stesso utilizzati. Lo scafo è costruito in gattice, come era solito fare il Nostro nella realizzazione di tali mobili, mentre il legno di listra risulta essere radica di noce e noce; per quel che concerne il materiale d’intarsio è riscontrabile tutta la gamma di legni d’africa utilizzati all’epoca, dal legno chiamato di rosa, passando al palissandro viola, proseguendo con quello denominato kingwood. I piani risultano riccamente intarsiati a motivi di rameggi e fogliami disposti a girali, incornicianti trofei d’arme, mentre il fronte, a tre cassetti, riporta il decoro centrale ad urna di fiori sorretta da leoni, completamente circondata dai motivi fitomorfi riconducibili a quelli presenti sui piani. I fianchi, infine, risultano riccamente decorati con i medesimi intarsi a rameggi posti a girali, come se il decoro ligneo fosse un corpus unico con la pianta da cui il materiale è stato generato.

Le due opere si presentano in ottimo stato conservativo e rappresentano un’importante aggiunta al catalogo di questo grande artista.

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