SCHEDA

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PUFFER 5
PUFFER 2

Armaiolo Tedesco

Sassonia, XVI secolo

 

Pistola a ruota modello Puffer

Ferro, legno ed osso inciso

Misure: Lunghezza cm 53

 

Scheda critica a cura di Gherardo Turchi

 

Antica ed assai rara pistola a ruota modello Puffer realizzata in una di quelle poche botteghe di maestri d’armi attive in Germania nel XVI secolo.

L’invenzione della pistola a ruota è variamente datata tra l’ultimo decennio del Quattrocento e il primo del Cinquecento e la paternità è differentemente accreditata a Leonardo da Vinci o a un anonimo meccanico            tedesco.
Il suo nome deriva dal principio di funzionamento: un mollone, messo in tensione con una chiave, veniva rilasciato allo scatto del grilletto, provocando il veloce movimento di una ruota dentata contro una pietra focaia e la conseguente scintilla necessaria ad innescare lo sparo. L’arma così poteva essere caricata in anticipo ed era pronta all’uso, senza il fastidio delle fiamme vive e delle micce incandescenti degli archibugi. Era un meccanismo estremamente complesso, allo sviluppo del quale non erano estranei i progressi tecnici precedentemente compiuti nell’orologeria e alla cui fabbricazione si potevano dedicare esclusivamente artigiani capaci di uguale precisione e destrezza manuale. L’arma aveva indiscutibili vantaggi rispetto all’archibugio, ma necessitava di maggiori attenzioni ed era soprattutto molto più cara, anche perché il costo iniziale, comunque alto, rendeva inutili eventuali produzioni al risparmio, ma al contrario suggeriva ai produttori di abbondare in altre preziose caratteristiche: ad esempio canne damascate più leggere e resistenti, e bellissime decorazioni.
Il caratteristico pomello tondeggiante chiamato in tedesco “Puffer” diede anche uno dei nomi con i quali la pistola era conosciuta: serviva per afferrare con maggiore sicurezza l’arma e spesso era vuoto ed utilizzato per contenere parti di ricambio: non veniva assolutamente quindi usato, come sostenuto da alcuni, da “testa” di mazza in corpo a corpo, data la fragilità e il costo dell’arma. Il primo e principale dei vantaggi del meccanismo a ruota era la sua prontezza allo sparo associata alla sua maneggevolezza, superando il suo peso di poco i due chili e mezzo, che ne fecero la prima arma da fuoco veramente portatile: ideale innanzitutto per i cacciatori sufficientemente facoltosi da potersi permettere la spesa, ma anche per i sicari e assassini politici, che potevano facilmente occultarla fino a giungere a portata del bersaglio: vennero uccisi con una pistola a ruota Francesco I duca di Guisa nel 1563 e Guglielmo I di Orange il Taciturno nel 1584. Da qui all’uso militare il passo era naturale, ma il suo costo e la sua complessità rendevano impossibile un uso generalizzato e soprattutto affidarla a mani rozze ed inesperte, tanto più che per eventuali riparazioni occorrevano artigiani altamente specializzati.
Nessun sovrano era abbastanza ricco da dotarne a proprie spese un numero significativo di truppe e quindi l’arma divenne tipica delle unità mercenarie a cavallo, quelle tradizionalmente composte dal personale più facoltoso, a cominciare dai Reitner tedeschi.
La palla di poco più di 20 grammi aveva un tiro utile che non superava i 50 metri, e il processo di ricarica richiedeva tempi lunghi e precisione: la cadenza di tiro necessaria a provocare un effetto sul nemico doveva essere ottenuta, o almeno ci si provava, con la tattica del caracollo.

L’arma qui in studio, di straordinaria bellezza e grande rarità per il mercato antiquario internazionale, monta una canna liscia a due ordini a sezione ottagonale per la prima metà, decorata con cornice alla culatta e recante un punzone raffigurante un leone rampante con una freccia e le due lettere H ed R. Tale punzone era il marchio di fabbrica di una delle più grandi officine di armi da fuoco attive nella regione germanica della Sassonia, da cui uscirono alcune tra le più pregiate opere d’ arte guerresca conosciute oggi al mondo. L’arma monta una batteria con meccanismo a ruota esterna ed è dotata di sicura e di copri scodellino con meccanismo a scatto. L’intera cassa in legno è riccamente lavorata con placche in osso incise a motivi floreali, rameggi, girali di fogliami a motivi geometrici e tarsie lavorate a luppolo. Anche la bacchetta di carica in legno, presente sotto la canna, ha una lavorazione in osso inciso al battipalla. Il pomo sferico, tipico di questo tipo di armi da fuoco, risulta decorato en suite, con l’applicazione al centro di una placca sferica leggermente convessa incisa a mascherone. La ricchezza dell’arma non è appesantita dal grilletto e dal ponticello, realizzati in ferro, caratteristica questa tipica dell’elegante equilibrio con cui tali opere d’arte venivano realizzate.

La pistola, di notevoli dimensioni e conservata in perfetto stato, rientra in quel panorama di opere d’arte realizzate da quei pochi grandi mastri armaioli che lavoravano in concerto con incisori di gioielleria e grandi disegnatori e pittori, attivi in Germania nel corso del XVI secolo, nelle cui botteghe venivano realizzate, per la complessità del lavoro, solo poche opere l’anno e che oggi sono principalmente visibili in grandi collezioni pubbliche quale l’Armeria Reale della Torre di Londra, il Metropolitan Museum di New York o il Museo dell’Armeria di Monaco di Baviera.

 

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