SCHEDA

SAN SEPOLCRO 1
SAN SEPOLCRO 2
SAN SEPOLCRO
SAN SEPOLCRO 3
SAN SEPOLCRO 4

Armaiolo toscano

Toscana XVIII secolo

 

Coppia di pistole

Legno di noce, ferro e bronzo

Misure: lunghezza cm 35

 

Scheda critica a cura di Gherardo Turchi

 

Coppia di rare pistole avancarica con meccanismo d’innesco a pietra focaia realizzate da quelle fucine attive in Toscana nel corso del XVIII secolo. Con cassa in noce finemente scolpito le pistole montano canne e fornimenti in bronzo, come pure le batterie risultano essere realizzate in bronzo e ferro.

Il meccanismo a pietra focaia venne introdotto nella realizzazione di armi quale sostituzione di quello a ruota in quanto più economico da realizzare ed estremamente più semplice da utilizzare nei campi di battaglia, in quanto non richiedeva l’impiego di chiavi di caricamento e consentiva il suo impiego anche in armi di più ridotte dimensioni. Sebbene la storia ci insegni che la nascita di tale ingegno risalga a secoli prima, il meccanismo a pietra focaia trovò un largo e sistematico impiego nella fabbricazione di armi da fuoco a partire dal XVIII secolo, rimanendo in auge, specialmente nel sud Italia e nella zona balcanica, fino alla metà del XIX secolo, epoca in cui il meccanismo detto “alla moderna” prese definitivamente il posto di tale acciarino. In Italia l’innesco a pietra focaia prese subito campo trovando in tutta la penisola largo impiego; la produzione di armi con tale innesco si concentrò principalmente in tre grandi centri rispettivamente al nord a Brescia, al centro ad Anghiari ed al sud con Napoli.

Alla produzione del Granducato appartengono le armi qui in studio. Tale collocazione geografica trova riscontro in alcune caratteristiche di produzione tipiche dell’estro e del gusto dei mastri armaioli attivi nella regione nel corso del XVIII secolo, solitamente asserviti alle grandi famiglie nobili presenti sul territorio. Primo elemento distintivo risultano essere le iscrizioni sulle canne, sulle quali è inciso il nome della città di San Sepolcro, centro tra i più conosciuti e rinomati per committenza di armi da fuoco. L’incisione risulta incorniciata da alcuni girali di fogliami, solitamente realizzati sulle canne per ingentilirne ulteriormente la foggia. Il prevalente utilizzo del bronzo per la costruzione di tali armi trova la sua spiegazione nel fatto di voler creare degli oggetti che dessero l’impressione della doratura. Non potendo utilizzare l’oro, in quanto metallo troppo morbido, solitamente si ricorreva a metalli che donassero alle opere la medesima lucentezza seppur dotati di forza e resistenza assai maggiori. Anche la piastra della batteria è realizzata in bronzo finemente scolpito con una figura di mascherone all’estremità, elemento questo tipico della realizzazione di arredi e sculture nella produzione toscana del ‘600 e ‘700. Il meccanismo è completato dal cane, dalla molla e dalla martellina realizzate in ferro scolpito; L’utilizzo del ferro per tali elementi denota come il mastro armaiolo abbia voluto mettere in risalto il contrasto cromatico derivante dall’accostamento dei due metalli, creando così una coppia di armi uniche ed estremamente eleganti nel suo genere. Anche i fornimenti sono realizzati con la tecnica della doratura: le culatte, riccamente scolpite a volute, recano alle sommità due mascheroni, richiami questi riscontrabili anche sui ponticelli e sulle contropiastre, queste ultime realizzate in metallo dorato intarsiato a volute nelle casse di legno. I calci infine sono impreziositi da inserti in metallo dorato raffiguranti stemmi coronati ai cui centri sono posti altri due mascheroni dorati.

Il largo utilizzo di dettami stilistici classici, la maestria di forgia e la scelta dei materiali di costruzione, fanno di queste pistole un’importante aggiunta al catalogo di armi toscane realizzate in quest’epoca, collocandole in quel ventaglio di completi offensivi di grande pregio per il mercato dell’antiquariato.    

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