SCHEDA

MONTAUTI 5
MONTAUTI 2
MONTAUTI 6
MONTAUTI 1
MONTAUTI 4
MONTAUTI 7
MONTAUTI 3

 

ANTONIO MONTAUTI

Firenze 1683 – Roma 1746

 

 

Ritratto di Niccoluccio Petrucci

Marmo e pietra di paragone in cornice circolare in legno dorato

Iscrizione: NICCOLVCCIO PETRVCCI ANNO 1332

Misure: diametro cm 36

 

 

Ritratto di Pandolfo Petrucci

Marmo e pietra di paragone in cornice circolare in legno dorato

Iscrizione: PANDOLFO PETRVCCI IL MAGNIFICO ANNO 1451

Misure: diametro cm 36

 

 

Ritratto di Jacopo Petrucci

Marmo e pietra di paragone in cornice circolare in legno dorato

Iscrizione: GIACOPO PETRVCCI ANNO 1437

Misure: diametro cm 36

 

 

Ritratto di Antonio Petrucci

Marmo e pietra di paragone in cornice circolare in legno dorato

Iscrizione: ANTONIO CAPITANO PETRVCCI ANNO 1432

Misure: diametro cm 36

 

 

Ritratto di Scipione Alfonso Petrucci

Marmo e pietra di paragone in cornice circolare in legno dorato

Iscrizione: SCIPIONE ALFONZO CARDINAL PETRVCCI ANNO 1491

Misure: diametro cm 36

 

 

Ritratto di Raffaello Petrucci

Marmo e pietra di paragone in cornice circolare in legno dorato

Iscrizione: RAFFAELLO CARDINAL PETRVCCI ANNO 1517

Misure: diametro cm 36

 

 

SCHEDA CRITICA A CURA DEL PROF. SANDRO BELLESI

 

La serie di ritratti scultorei, ancora contornati nelle loro cornici originali in legno tinto dorato, costituisce un’interessante acquisizione al campionario di immagini commemorative, eseguite in età barocca, legate a famiglie patrizie toscane. Grazie alle iscrizioni incise come elemento di contorno di ogni effigie è possibile ricondurre questo gruppo di ritratti, sulla traccia di analitiche indagini genealogiche, alla famiglia Petrucci di Siena, casata tra le più importanti della suddetta città toscana, soprattutto nel corso del Quattrocento e del secolo successivo. Documentata dalla fine del XIII secolo, la famiglia si consolidò inizialmente con Niccoluccio di Petruccio, grazie al patronimico del quale si determinò il cognome, che fu provveditore di Biccherna nel 1340. Nel corso del secolo successivo, la casata si distinse essenzialmente per merito di Pandolfo, detto il Magnifico, che, morto nel 1512, fu Signore di Siena nel 1499.

Salita al rango di famiglia sovrana Casa Petrucci annoverò ancora, nel corso del Cinquecento, personalità di rilievo, tra le quali appare sufficiente menzionare il cardinale Raffaello, nipote di Pandolfo. Non legata a membri di rilievo nel Seicento e nel Settecento, la dinastia si estinse nel 1799 con l’arcidiacono Giuseppe, il quale nominò a succedergli come nuovo membro della casata Celso Domenico di Girolamo Bargagli, grazie al quale prese il via la famiglia Bargagli Petrucci. L’arme della famiglia Petrucci, descritta come “trinciato in chiavato d’oro e d’azzurro, al capo cucito d’oro caricato dell’aquila spiegata di nero”, appare, parzialmente visibile, nel medaglione incluso nella serie di ritratti dedicato a Niccoluccio, così come appare dalla descrizione della veste della suddetta figura.

Nata per esigenze commemorative, la serie, esemplata sicuramente su effigi tipologiche coeve ai personaggi illustrati, dovette essere realizzata con probabilità nel corso della prima metà del Settecento, tempo al quale sembrano rimandare anche le sobrie cornici dorate.

Seppur il tono volutamente retrò delle figure, ispirate come detto a ritratti più antichi, non faciliti la lettura attributiva delle opere, queste sembrano mostrare comunque, a un attento esame stilistico, caratteri lessicali particolari che consentono di ascriverle convincentemente al catalogo di Antonio Montauti, artista di primo piano nel panorama della scultura toscana in età tardo-barocca.

Nato a Firenze nel 1683, l’artista, battezzato con i nomi di Giovanni Antonio, ebbe una formazione eterogenea nel capoluogo mediceo sotto la guida di Giuseppe Piamontini, maestro con il quale condivise per lungo tempo analoghe inclinazioni stilistiche. Raggiunta l’indipendenza operativa intorno al 1706, tempo della sua immatricolazione all’Accademia del Disegno, Montauti dette il via, entro breve tempo, a un’alacre attività, legata, inizialmente, soprattutto alla realizzazione di medaglie. Dopo aver lavorato per Casa Medici all’esecuzione di statue di vario formato e materiale, l’artista iniziò a distinguersi in abito pubblico grazie ad alcuni medaglioni istoriati eseguiti tra il 1715 e il ’18 per la chiesa di San Firenze: opere eseguite in concomitanza con Giovacchino Fortini, autore di analoghi esemplari destinati allo stesso edificio di culto. Forte dei successi conseguiti nella Città del Giglio essenzialmente nel corso degli anni Venti, tempo di realizzazione della rinomata statua marmorea con Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, ultimata nel 1723 e collocata in uno dei chiostri del Seminario Maggiore del Cestello, l’artista ebbe modo di farsi conoscere anche fuori dei confini dello Stato, tanto che nel 1733 fu chiamato a Roma, dove nel 1735 divenne “Architetto della Reverenda Fabbrica di San Pietro”. Salvo sporadici ritorni in patria, Montauti concluse la sua esistenza a Roma, dove si distinse, oltre che per le sue mansioni di architetto, come scultore, bronzista e progettista di opere legate al campo delle arti decorative. Dopo anni di successi, l’artista morì nell’Urbe nel 1746 (sull’artista si veda soprattutto M. Visonà, in San Pietro. Arte e Storia nella Basilica Vaticana, a cura di G. Rocchi Coopman de Yoldi, Bergamo, 1996, pp. 371-377 e S. Bellesi, Montauti, Antonio, in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, 2010, in corso di stampa).

Nati per commemorare i membri più importanti della famiglia Petrucci, i medaglioni in esame mostrano analogie dirette con varie opere di Montauti, in particolare la serie di quattro ovali in stucco, con cornici dello stesso materiale, raffiguranti Marsilio Ficino, Niccolò Macchiavelli, Michelangelo e Galileo Galilei conservati nella Galleria Bacarelli a Firenze (si veda S. Bellesi in Incontri. Sculture e Oggetti d’Arte in Galleria, Firenze, galleria Bacarelli, 2007, pp.25-27). Seppur formulati in posizioni diverse e definiti con maggiori dettagli anatomici, i personaggi visibili in questa serie trovano riscontri diretti con i nostri ritratti nella sapienza interpretativa delle singole immagini, oscillanti tra il gusto neo-rinascimentale e le sperimentazioni anti-barocche, ricorrenti nell’attività tarda di Montauti e di altri maestri fiorentini contemporanei, in particolare Girolamo Ticciati, autore, tra le altre cose, di rilievi marmorei raffiguranti importanti personaggi della storia cittadina, tuttora conservati in palazzo Rinuccini.

Le opere sono state esposte alla mostra “L’età dei Petrucci: cultura e tecnologia a Siena nel Rinascimento” tenutasi a Siena presso l’Archivio di Stato in data 19-20 Ottobre 2012 e pubblicate sul libro “Pittura e scultura a Firenze (Secoli XVI-XIX)” di Sandro Bellesi, ed. Polistampa, 2017, pag. 167.

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