SCHEDA

SCUDO 2
SCUDO 3
SCUDO 1
SCUDO 5
SCUDO 4

Bottega di Francesco Negroli

Milano seconda metà del XVI secolo

 

Rotella da parata

Ferro inciso e dorato

Misure: Diametro cm 57

 

Scheda critica a cura di Gherardo Turchi

 

Antica e rarissima rotella da parata incisa all’acquaforte con dorature realizzata in una di quelle fiorenti fucine di mastri corazzai attive a Milano nel corso del XVI secolo.

Nel corso del XVI secolo i dettami costitutivi in fatto di gusto bellico mutarono sensibilmente in base ai sostanziali cambiamenti che avvennero in ambito militare e sociale nelle alte classi nobiliari di tutta Europa. La guerra non era più solo una barbara conseguenza dello spirito umano, dalla quale l’occhio del popolo doveva necessariamente essere distolto, ma divenne una realtà concreta alla quale tutte le classi sociali dovettero abituarsi e della quale tutti dovevano prendere coscienza, in quanto le conquiste dei territori, dal XV secolo in poi, divennero vere e proprie scene combattute alle porte dei regni e non più in campo aperto lontano da sguardi puritanamente indiscreti. Essere uomo d’armi divenne un valore aggiunto al personale orgoglio dell’uomo e tale moto di sentimento doveva essere manifestato anche in pubblico. Proprio all’inizio del XVI secolo i mastri corazzai europei colsero questo cambio di passo nel costume d’arme e iniziarono a dedicarsi sempre di più al decoro dei completi difensivi così detti “da parata”, quelle armature cioè che solo in rari casi, dovuto l’altissimo costo, venivano portate in battaglia ma che spesso venivano indossate in manifestazioni pubbliche da grandi nobili ed alti generali. Il completo difensivo divenne così un nuovo, vasto, campo nel quale incisori, orafi e sbalzatori poterono cimentarsi ed affinare la loro arte, unendo così l’arte di Efesto con quella più nobile della gioielleria. In Europa grande cassa di risonanza ebbe la produzione milanese di armature e completi difensivi, particolarmente apprezzata dai regnanti di tutto il vecchio continente per la dovizia di particolari e la raffinatezza con cui tali opere venivano realizzate. La grande maggioranza di mastri corazzai si riunì in una strada della città meneghina, conosciuta ancor oggi con il nome di Via degli Spadari, in cui grandi botteghe come quella dei Missaglia, dei Negroli e dei Piccinino fondarono la loro secolare fortuna. Proprio in una di queste botteghe si presume trovò la sua formazione il mastro corazzaio padre dell’opera qui in studio. Tale ipotesi è avvalorata confrontando il tipo di decorazione presente sullo scudo, affine ad alcuni esempi ad oggi presenti in alcuni tra i più grandi musei del mondo attribuiti a Francesco Negroli, fratello del più noto Filippo, conosciuto ed apprezzato per la sua arte nell’incisione del ferro e nell’uso della tecnica dell’acquaforte. Essendo la bottega dei Negroli ampiamente frequentata da apprendisti che, nel corso del tempo, divennero loro stessi grandi mastri corazzai, è presumibile che la rotella in esame sia stata realizzata da uno degli apprendisti di Francesco Negroli, riconoscendone di quest’ultimo l’affinità nel decoro.

Facente sicuramente parte di un completo difensivo più ampio che comprendeva l’armatura completa, lo scudo risulta suddiviso nel corpo centrale in quattordici costole, disposte in maniera alternata: sette incise a motivi fitomorfi recanti cartigli, sorretti da cariatidi e sormontati da elmi, al cui interno spiccano su fondo dorato draghi rampanti coronati e sette decorati a trofei d’arme, quali petti d’armatura, scudi e tamburi, spiccanti sul fondo dorato. Tutte e quattordici le costole si riuniscono al centro in un grande fiore inciso dal cui centro, come un pistillo, si erge lo spuntone di ferro realizzato a motivo romboidale. Anche la fascia esterna, suddivisa anch’essa in sette parti intervallate da fiori, risulta incisa con decoro di tamburi, armi e girali fogliacei, resi ancor più evidenti dallo sfondo dorato a missione ed incorniciata in un’ulteriore fascia di ribattini in ottone dorato. Il corpo centrale presenta infine sei rosette in ottone dorato utilizzate in passato per sorreggere, nella parte interna, la tenuta dello scudo, solitamente in cuoio, andata perduta nel corso dei secoli.

L’opera arriva ai nostri giorni in ottimo stato conservativo e rappresenta un’importante testimonianza del gusto decorativo e della superba arte dei mastri corazzai della Milano del XVI secolo.

 

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