SCHEDA

TACHI 1670 2b
TACHI 1670 1b
TACHI 1670 3b

Armaiolo Giapponese

Giappone periodo EDO

 

Tachi

Acciaio, legno e pelle di pesce

Misure: Lunghezza cm 98

 

Scheda critica a cura di Gherardo Turchi

 

Antico tachi giapponese realizzato in una di quelle fiorenti officine attive nella provincia giapponese di Mino nel corso del periodo Edo.

Il tachi ( 太刀 ) è una spada giapponese, usata prevalentemente in cavalleria, più curva e più lunga della katana utilizzata in fanteria. Il tachi è stato utilizzato principalmente a cavallo, in cui veniva impiegato efficacemente per debellare la fanteria nemica. In ogni caso, anche sul terreno si dimostrava un’arma efficace, ma scomoda da utilizzare. Questo è il motivo per cui il suo compagno, il uchigatana (il predecessore della katana), venne sviluppato.È stato il predecessore della katana come la lama da battaglia del bushi (classe guerriera) feudale giapponese, e successivamente venne utilizzato per altri scopi. Tachi e katana sono stati spesso distinti l’uno dall’altro solo per il modo con cui sono stati indossati e dagli accessori per le lame. È stato durante l’invasione mongola che il tachi ha mostrato i propri punti deboli, il che ha portato allo sviluppo della Katana.Nella storia feudale giapponese più recente, durante i periodi Sengoku e Edo, alcuni guerrieri di alto rango facenti parte di quella che sarebbe diventata la classe dirigente iniziarono ad indossare la loro spada nello stile tachi (con la lama verso il basso), piuttosto che nello stile saya (fodero), infilata nella cintura con la lama verso l’alto. Rispetto al modo tradizionale di indossare la katana, il tachi si aggancia all’obi (cintura) con il filo della lama rivolto verso il basso, in quanto doveva essere estratta comodamente da cavallo, mentre la katana, viene riposta nel fodero con il filo verso l’alto per non consumarlo.

La provincia giapponese di Mino fu una delle più rinomate per la realizzazione di lame nel corso di tutto il periodo Edo, tanto da essere considerata una vera e propria fucina a cielo aperto. I più grandi samurai si recavano infatti nella provincia per commissionare spade quali katane, tachi e wakizashi coscienti che i loro ordini sarebbero stati realizzati in tempi molto lunghi, spesso decine di anni, in quanto la produzione di tali armi era estremamente laboriosa e lunga, quindi limitata. Per la realizzazione delle lame veniva solitamente utilizzato l’acciaio Tamahaghe, ottenuto mischiando in una fornace, chiamata “tatara”, carbonio e polvere di ferro che portato ad altissime temperature, ancor oggi non raggiungibili con i moderni altiforni, davano vita ad un particolare acciaio grezzo di sublime qualità. Dato il lungo processo di fusione di tale acciaio ne veniva prodotta una ridotta quantità, nella misura di pochissime tonnellate, motivo questo per il quale i tempi di realizzazione di una spada si allungavano ulteriormente.

L’opera in analisi presenta l’hamon ancora perfettamente evidenziato, particolare questo che ne attesta l’ottima conservazione e la quasi totale assenza di operazioni di pulitura nel corso dei secoli; con impugnatura rivestita in pelle di pescecane e stoffa intrecciata a formare motivi geometrici, l’elsa è fermata direttamente al codolo della lama con dei rivetti passanti, tecnica tipica utilizzata sulle spade giapponesi. L’arma è completata da un fodero laccato e decorato a motivi floreali di sublime fattura che conferisce all’arma ulteriore importanza ed eleganza.

 

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