Mastro spadaio italiano

Nord Italia, XVI secolo

Materiale: Ferro Forgiato

Misure: Lunghezza cm 62

scheda critica a cura di gherardo turchi

Antica daga mano sinistra conosciuta nel campo delle armi antiche con il nome “Squarciona” realizzata in una di quelle fiorenti fucine di mastri armaioli attive nel Nord Italia nel corso del XVI secolo.

Le daghe mano sinistre, nel corso del XVI e XVII secolo trovarono un posto di primaria importanza nell’equipaggiamento bellico delle guarnigioni militari, come pure in quella classe di civili che erano soliti viaggiare armati. La mano sinistra infatti non solo era un’arma utilizzata in campo bellico per impegnare la lama del nemico sia in attacco che in difesa, lasciando così maggiori possibilità di colpo alla spada, ma era considerata anche un’arma dal molteplice uso in quanto poteva essere utilizzata come strumento utile per la caccia, come pure per l’uso quotidiano all’interno degli accampamenti. Nel corso del XVI secolo molti furono i Mastri spadai che si cimentarono nella realizzazione di tali armi, riprendendo dettami costitutivi dalle armi realizzate nei secoli precedenti con un’aggiunta di accorgimenti utili al tempo moderno. Le “Squarcione” erano quelle armi di nuova concezione che, a partire dalla metà del XVI secolo univano l’utilità della daga “Squarcina” della fine del XV secolo con la lunghezza della daga utilizzata dal 1550/70. La lama largatipica dell’arma atta a squarciare le cotte di maglia si fonde in questo periodo con la lunghezza di un’arma che ha bisogno di colpire non solo le genti a piedi, ma anche i cavalieri ancora in sella. Da questo nuovo modo di intendere il combattimento nascono le daghe squarcione, armi dalla doppia utilità sia per un combattimento ravvicinato che per colpi a breve-media distanza.

Alla produzione italiana della seconda metà del XVI secolo appartiene l’arma qui in studio. Con lama larga munita di scola-sangue che parte dal tallone e si protrae per i primi ¾ della lunghezza,, l’arma monta un fornimento all’apparenza semplice ma che presenta delle peculiarità estremamente innovative per l’epoca: i ponticelli risultano infatti arcuati verso il basso, caratteristica questa che permetteva di imprigionare temporaneamente la lama avversaria, e montano al centro un anello che veniva utilizzato principalmente quale troncalama dando la possibilità di imprigionare la lama altrui e con un secco movimento spezzarla. L’impugnatura realizzata a fili metallici è impreziosita alle estremità da due “Teste di Turco” realizzate anch’esse ad intreccio di filo di ferro. L’arma infine monta un pomo ovale che bilancia perfettamente l’equilibrio dell’arma. Particolare rilevante riveste il marchio sulla lama, da ambo i lati, tipica firma di quella schiera di maestri di lama attiva nel nord dell’Italia al cui nome, comunque, non è possibile ad oggi risalire con assoluta certezza.

L’opera perviene a noi in buono stato conservativo e rappresenta un’importante aggiunta al catalogo di armi realizzate nell’Italia del Nord nel corso della seconda metà del XVI secolo

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