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Coppia pistole pietro fiorentino



Pietro Fiorentino

Brescia, primo quarto del XVIII secolo

Materiale: Legno di noce e ferro

Misure: Lunghezza 50 cm

scheda critica a cura di gherardo turchi

Pregiata e rara coppia di pistole ad avancarica con meccanismo a pietra focaia realizzate in una di quelle fiorenti botteghe di armaioli attive a Brescia nel corso del primo quarto del XVIII secolo.

 L’acciarino snaphance, detto anche alla fiorentina, è un meccanismo che venne particolarmente utilizzato nel corso del XVII e XVIII secolo quale alternativa economica al meccanismo a ruota, in quanto più semplice da produrre e più agile nello sparo in quanto poteva essere caricato senza l’utilizzo di accessori quale le chiavi a ruota. Il termine snaphance, o snaphaunce, sembra che derivi dall’unione di due parole olandesi snap e hann, che letteralmente significano collo di gallina, a ricordare le forma ad esse del pennuto in fase di beccata, richiamata dal cane montato su questi meccanismi. La versione italiana era quella alla bolognese o alla fiorentina solitamente prodotta a Brescia, in Emila e in Toscana fino alla metà del Settecento, per il mercato dell’Italia del Nord.

 A differenza dell’acciarino alla micheletta quello alla fiorentina è munito di copri scodellino che si apre automaticamente allo sparo, ingegno che permetterà una maggiore protezione della polvere di primino dalle intemperie.

Lo snaphance conquistò la sua fetta di mercato nell’Europa del Nord, nonostante già alla fine del Seicento fosse diventato un meccanismo obsoleto e piuttosto rozzo rispetto all’acciarino alla moderna. Fu l’alternativa economica al focile nel Nord Europa, come avvenne per l’acciarino alla micheletta nell’area del Mediterraneo, ma con minor successo di quest’ultimo.

Dalla sapiente mano del Maestro azzaliniere Pietro Fiorentino scaturiscono le due batterie montate sulla coppia di pistole in analisi, le quali riportano in primo piano la scritta PIETRO FIORENTI, firma tra le più usate dal Maestro. Azzalinieri erano detti i fabbricanti di acciarini, categoria già presente a Brescia dal XV secolo, che trovò la sua massima espansione a partire dalla fine del XVII secolo, tanto da essere incorporati nel 1717 nel “Partico degli Archibusari di Brescia”. Tra questi artisti del ferro la figura del Fiorentino fu una di quelle di spicco nella compagine italiana nella realizzazione di meccanismi d’innesco, tanto da essere ampiamente analizzato sia nell’opera del Gaibi che in quella del Barbiroli nel suo “Repertorio storico degli Archibugiari italiani”.

Con casse in legno di radica di noce, le pistole montano canne in ferro a due ordini con fettuccia di rinforzo centrale, recanti al cambio gigli lavorati a cesello e mascheroni al vivo di culatta. I mascheroni risultano essere un leitmotiv costante su questi gioielli di morte, in quanto presenti sia sulle culatte, realizzati con la tecnica dello sbalzo, sia sui ponticelli dei grilletti, fino ai calci, impreziositi nella parte superiore da inserti metallici raffiguranti appunto mascheroni grotteschi. Anche le contropiastre assumono un valore di superficie decorabile, magistralmente decorate a figure di draghi avvolti da rameggi e fogliami a volute, motivi questi richiamati anche sui grilletti e nelle parti laterali delle culatte. Le batterie, oltre ad essere firmate, presentano una lavorazione di cesello incentrata principalmente su motivi fitomorfi, a completare la tematica vegetale presente largamente sulle altre parti metalliche. Le armi si presentano integre ed in ottimo stato di conservazione, con ancora le bacchette lignee originali.

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